Cloud Journey: un cambiamento possibile by Politecnico di Milano

Lo scorso mercoledì 26 giugno 2013 si è svolto il convegno di presentazione dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. Presenti anche noi facciamo un breve riassunto presentando tratti salienti ed impressioni, a nostro modesto modo di vedere.

Il Cloud viene visto univocamente come una rivoluzione industriale nel campo dell’ICT. IBM, Microsoft e altri player (clamorosamente assenti Google, Amazon, ecc.) sono concordi nel confermare che fra 5-10 anni il mondo ICT non sarà più lo stesso per aziende, utilizzatori e addetti ai lavori. Il cambiamento è stato annunciato in Italia nel 2011, è iniziato nel 2012 e nel 2013 è pienamente in corso, ma non ancora concluso.

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La vera domanda che è emersa non è ‘se’ ma ‘come’ diventerà il mondo dell’ICT dopo che il Cloud si affermerà, o meglio: avrà finito di affermarsi. Tutti sono concordi nel valutare il fenomeno come una sorta di industrializzazione del processo produttivo informatico, rimasto fondamentalmente artigianale fino ai giorni nostri, ma che con l’avvento del Cloud diverrà ottimizzato in tempi, costi ed impatto nel business. Una metafora condivisa è quella del passaggio dal carro trainato da cavalli e di produzione artigianale, all’auto che con Ford ha industrializzato il processo e l’offerta con conseguente abbattimento di costi e completezza di offerta.

Dal punto di vista del fatturato si parla di un giro di affari di mezzo miliardo di euro per il 2013 (nel 2012 poco più di 450 milioni) con un +11% a fronte di un mercato ICT al -4%. Per adesso in Italia il Cloud sembra ad esclusivo appannaggio delle grandi aziende che rappresenterebbero la quasi totalità del mercato. Le PMI investono ancora pochissimo (5% del fatturato totale) sia perché non pare sappiano bene nemmeno cosa sia il Cloud (e questa viene vista dai più come un’opportunità) sia perché per adesso viene visto “solo” come un risparmio di costi anziché un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. Purtroppo anche in questo aspetto l’Italia è fanalino di coda rispetto al resto del mondo (paesi emergenti compresi).

Guardando ai casi di successo italiani, ma l’opinione è condivisa all’estero, gli impatti maggiori derivanti dall’introduzione del Cloud in un’azienda non sono tecnologici, ma organizzativi e sul business. Tutti concordano che il mestiere del Developer cambierà drasticamente e molte aziende convertono (o almeno ci provano) il proprio personale verso il Service Manager. Per quanto riguarda l’offerta, interessante lo stack di servizi e competenze che si sta affermando creando opportunità di profili professionali nuove e mai viste fino ad oggi. Da non ignorare la competenza del Consulente che guida le aziende verso la Nuvola, proprio perché internamente ai clienti non si sa cosa e come fare. Interessantissimo una razionalizzazione che indica la transizione dall’on-premise al Cloud per fasi successive.

A proposito di risparmio, si stima che i costi di architetture in Cloud siano da un terzo ad un quinto di quelli di una architettura on-premise. Sull’argomento ‘risparmio’ non c’è discussione ma piuttosto si rileva che alcune realtà, sulla scia dell’entusiasmo, si buttano nel Cloud senza piani e possono veder deluse le aspettative in termini economici perché non quantificati e misurati ex-post.

Sorprendente che rispetto ad altre conferenze anche molto recenti (CodeMotion 2013 in testa), l’argomento “sicurezza” nel Cloud sia un non problema. Sui Cloud italiani o europei (scusate l’eresia del concetto) il problema sembra inesistente ed è una novità per noi rispetto a quello che abbiamo sentito altrove.

Concludo questo breve resoconto ed impressioni con un’immagine che credo riguardi moltissime realtà produttive italiane ancora oggi. Secondo questa metafora, proprio durante la rivoluzione industriale, i costruttori di carri trainati da cavalli dicevano che i motori a scoppio non avrebbero avuto futuro perché l’artigiano che costruisce su commessa esegue lavori personalizzati e migliori a dispetto di costi un po’ più elevati ma di qualità. Questa, ancora oggi, è la considerazione di molte aziende nel settore ICT ed i discorsi sembrano spaventosamente simili. Com’è andata alla fine lo sappiamo tutti…

Francesco Corti

PreSale Engineer e Senior Developer per soluzioni di Enterprise Content Management e Business Intelligence. Prediligo Alfresco ECM, Hyland OnBase e WebDoc per la conservazione sostitutiva. Business Intelligence con Pentaho Open Source BI, Palo.net, SAP Business Objects, QlikView, Microsoft BI Platform. Enterprise portal and Collaboration con Liferay. Blog - LinkedIn - Gravatar.